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giovedì 1 dicembre 2011

Memento, di Christopher Nolan (2000)

Immaginatevi seduti al bancone di un bar di Piazza Garibaldi alle 9 del mattino.
Il barista vi ha appena posato davanti la tazza col cappuccino fumante che avete ordinato un minuto prima, gli chiedete un po’ di cacao e lui vi spolvera la schiuma di latte disegnando delle profumate puntinature casuali.
State per afferrare la tazza per il suo bollente manico quando al vostro fianco si para una faccia di merda che puzza di cane morto, egli vi saluta con un entusiasta “A capocchij!” ed allunga il braccio al di sopra della vostra spalla, pucciando il vostro cappuccino con il suo cornetto a crema ed amarena dalla punta smozzicata.
Voi magari comincerete a jastemare gesubambino, vishnu o allah a seconda della religione che prediligiate, ordinerete un nuovo cappuccino nel ludibrio generale e dopo un attimo è come se non fosse successo niente. 
Nulla, ne’ altre imprecazioni, ne’ ricordi traumatici, ne’ l’idea di chi abbia lasciato quella tanfa di merda proprio accanto a voi.
Il motivo è che il pataterno ha voluto che voi soffriate della perdita della memoria retrograda, quella a breve termine, proprio come il protagonista di Memento; per questo motivo potete ben immaginare il sangue che dovrete jittare per fare qualunque cosa, dal pagare la bolletta scaduta della correntel al mettere a scongelare le braciole di cotena per gli ospiti a cena.
E se di Christopher Nolan vi è piaciuta quella cacata di Inception è perché il bastardo che comunque ci sa fare si è fatto le ossa con questo suo secondo film, scoprendo che -Ehi!- o gioc funziona.
E non solo a Piazza Garibaldi.

Paprika, di Satoshi Kon (2006)

“Domani sera cosa date al cineforum?”
”Paprika di Satoshi Kon”
”Ah si, wa è belissimo. Immagina un giapponese che sogna!”


Ora il Giappone è un mondo pieno di contraddizioni, la Yakuza che trovi sulle pagine gialle come azienda legalmente riconosciuta, lo struscio sui mezzi pubblici considerato un’istituzione, adulti che leggono in strada fumetti hentai (manga spuorchi), signorine che si inchinano agli uomini anche quando parlano al telefono e suicidi e ricoveri in centri di recupero da internet all’ordine del giorno.
Cosa potrebbe sognare un giapponese?
Io non lo so, Paprika non l’ho ancora visto.
Però di Satoshi Kon (salut’a nui) ho visto quel capolavoro dell’animazione che è Paranoia Agent e posso garantire sulla sua originalità, sulla sua freschezza e profondità e sul suo essere così brillante:
13 puntate da 20’ ripiene di follia e mistero, da gustare a uso caldarroste appena fatte...
un po’ come quando vai a mangiare agli chalet a castellammare, vai con la diffidenza, con il pensiero che le cozze le sciacquano nel porto, che con le mani sporche tagliano la ‘nzalata di purpo e che non lavino a dovere le pummarole della caponata, ma.
Patatern.
Chi c’è stato sa cosa sono gli chalet di castellammare e difficilmente vai via da quel porto senza un sorriso da recchia a recchia.
Però questo è cinema e non cinema a pan e puparuol.
Al massimo alla pescatora.
O al sashimi, che mo si porta malamente.